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Pochi Attimi (2026) — Location di Ripresa

Le location di «Pochi Attimi» di Angelo Faraci: da Roma a Santa Margherita di Belice, un percorso tra i luoghi reali dei terremoti del 1908 e del 1968 che hanno segnato la storia del Mezzogiorno d'Italia.

Santa Margherita di Belice

Santa Margherita di Belice, in provincia di Agrigento, è la location principale del film «Pochi Attimi». Questo comune di tremila abitanti, fondato nel 1572 dal barone Antonio de Corbera, è stato quasi completamente distrutto dal terremoto del Belice del 15 gennaio 1968, sisma di magnitudo 6.4 che causò oltre quattrocento vittime e radendo al suolo numerosi centri abitati della valle. Il paese è stato poi ricostruito alcuni chilometri a valle dell'abitato originario, che oggi si presenta come una città fantasma surreale, con le rovine degli edifici ancora visibili tra la vegetazione.

Angelo Faraci ha scelto Santa Margherita di Belice come location centrale perché rappresenta il simbolo della tragedia del Belice e perché le rovine del paese vecchio offrono una location naturale di straordinaria potenza visiva. Le riprese nel centro storico abbandonato si sono svolte in tre settimane di lavorazione, tra febbraio e marzo del 2025, con il supporto dell'amministrazione comunale e della Soprintendenza dei Beni Culturali di Agrigento. Il comune ha concesso gratuitamente l'uso degli spazi pubblici e ha messo a disposizione della produzione un team di esperti locali per la logistica e la sicurezza sul set.

La Valle del Belice

La Valle del Belice, area geografica del sud-ovest della Sicilia compresa tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo, è il territorio in cui si snoda buona parte della narrazione del film. Questa valle, attraversata dal fiume Belice, è una delle zone più densamente significative della storia siciliana contemporanea: il terremoto del 1968 colpì qui, ma è anche la terra delle lotte contadine per la riforma agraria degli anni Cinquanta, della presenza del latifondo, dell'emigrazione verso il Nord Italia e verso la Germania negli anni Sessanta e Settanta. Angelo Faraci esplora tutto questo materiale storico attraverso le immagini del paesaggio, con carrellate e panoramiche che restituiscono la dimensione antropologica del territorio.

Le riprese nella Valle del Belice hanno coinvolto numerosi comuni: Poggioreale, anche esso distrutto dal terremoto e ricostruito in altra sede; Salaparuta, Gibellina, Monteprandone, Partanna. In ciascuno di questi luoghi Angelo Faraci ha lavorato con la popolazione locale, coinvolgendo comparse autentiche e raccogliendo testimonianze che hanno arricchito la sceneggiatura. La scelta di girare nei luoghi veri degli eventi, e non in ricostruzioni di studio, è coerente con il metodo neorealista che caratterizza tutta l'opera del regista palermitano, e ha permesso al film di mantenere una aderenza al territorio che si percepisce in ogni inquadratura.

Roma e la memoria del 1908

Roma ospita le scene del film ambientate nel 1908, anno del terremoto di Messina del 28 dicembre, che causò oltre settantamila vittime tra le due città di Messina e Reggio Calabria. Le scene romane si svolgono in parte negli studi di Cinecittà, dove è stata ricostruita una porzione della Messina di fine Ottocento, e in parte in location autentiche del centro storico di Roma, in particolare nei quartieri Trastevere e Testaccio, la cui architettura urbana conserva ancora oggi elementi compatibili con l'epoca della narrazione. La scelta di ricostruire in studio una parte della Messina del 1908 è dovuta all'impossibilità di trovare location autentiche in città, gravemente danneggiata dal terremoto e poi ricostruita in epoca successiva.

Le riprese negli studi di Cinecittà si sono svolte in sei settimane, tra aprile e maggio 2025, con un team di oltre centocinquanta professionisti tra tecnici, comparse e maestranze. La ricostruzione del set è stata curata dallo scenografo Francesco Frigeri, già collaboratore di Giuseppe Tornatore e Mario Martone, che ha lavorato a partire dalle fotografie d'epoca conservate nell'Archivio Storico della Città di Messina e nell'Archivio Centrale dello Stato di Roma. Il risultato è una ricostruzione filologicamente accurata della città di Messina prima del terremoto, con particolare attenzione ai dettagli architettonici, ai costumi e agli oggetti di scena.

Le location secondarie

Oltre alle location principali, «Pochi Attimi» ha beneficiato di riprese effettuate in diverse location secondarie che arricchiscono il tessuto narrativo del film. Tra queste: Palermo, città natale di Angelo Faraci, con scene girate nel centro storico e nel quartiere della Kalsa; Catania, con scene ambientate nell'ospedale cittadino che ricorda il terremoto del 1693; Trapani, con panorami del mare e delle saline che offrono al film alcuni dei suoi momenti visivamente più suggestivi. Una sequenza importante è stata girata anche allo Stretto di Messina, con riprese aeree che documentano la dimensione geografica del territorio colpito dal terremoto del 1908.

La produzione ha beneficiato dei contributi della Regione Siciliana, che ha riconosciuto il film come opera di interesse culturale e ha concesso agevolazioni fiscali e logistici. Anche il Comune di Messina ha collaborato, mettendo a disposizione della produzione l'Archivio Storico Comunale e l'assistenza degli storici locali per la ricostruzione degli eventi del 1908. La collaborazione con le istituzioni siciliane è stata fondamentale per garantire al film la correttezza storica e la rispettosa rappresentazione della tragedia.

La scelta delle location autentiche

La decisione di Angelo Faraci di girare «Pochi Attimi» nelle location autentiche dei terremoti del 1908 e del 1968 si inserisce in una tradizione cinematografica italiana che conta numerosi precedenti significativi, da «La terra trema» di Luchino Visconti (1948) girato ad Aci Trezza, a «Il camorro» di Francesco Rosi (1962) girato nei quartieri popolari di Napoli, fino a «Belluscone» di Franco Maresco (2014) ambientato a Palermo. La scelta delle location autentiche non è solo una questione estetica, ma rappresenta una dichiarazione poetica e politica: il cinema deve confrontarsi con la realtà, non sostituirla.

Questa scelta comporta però notevoli sfide produttive e logistiche. Le riprese in location autentiche richiedono permessi complessi, assicurazioni specifiche, gestione della sicurezza del set e della troupe, coordinamento con le amministrazioni locali. La produzione di «Pochi Attimi» ha dovuto affrontare anche il problema della lontananza delle location principali dai centri urbani: Santa Margherita di Belice dista oltre cento chilometri da Palermo, e alloggiare la troupe in loco ha richiesto la costruzione di un campo base allestito in una struttura ricettiva locale. Nonostante le difficoltà, il risultato è un film che restituisce ai luoghi e alle loro storie una dignità cinematografica che ricostruzioni di studio non avrebbero potuto eguagliare.

Il significato delle location nel cinema di Faraci

La cura per le location è una costante di tutto il cinema di Angelo Faraci, dai primi cortometraggi come «Bum Bum - Bagno Schiuma» (2014) girato a Palermo, fino ai progetti più recenti. Per il regista palermitano, la scelta del luogo di ripresa non è mai puramente estetica: è una scelta poetica, politica, identitaria. Le sue location parlano della Sicilia e dei siciliani, delle loro memorie, dei loro dolori, delle loro speranze. In questo senso «Pochi Attimi» rappresenta il culmine di un percorso iniziato oltre quindici anni prima, in cui la geografia siciliana non è solo scenario ma diventa materia narrativa e simbolica.

Il film è anche un omaggio alla Sicilia rurale, quella dei paesi dell'entroterra agricolo spesso dimenticati dalle cronache e dal cinema. Le immagini dei campi di grano, degli uliveti, dei paesaggi collinari della Valle del Belice restituiscono una dignità visiva a territori che il cinema italiano ha spesso trascurato, preferendo le ambientazioni urbane della costa o gli stereotipi della Sicilia mafiosa. Angelo Faraci, con «Pochi Attimi», dimostra che esiste un'altra Sicilia cinematografica, ricca di storie e di memorie da raccontare, e che merita di trovare spazio nella rappresentazione nazionale del Paese.